Racconto

Tutti debitori

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di Bruno Rampazzo
Superiore Generale dei Rogazionisti
 
Il motto del Giubileo, “Camminare nella speranza”, è un invito a riprendere il cammino. “Chi si ferma è perduto” è un detto che ciascuno di noi conosce, sin da bambino. Però non tutti conoscono l’altro detto: “Chi non si ferma è perduto”. Cosa fare quindi, camminare o fermarsi? C’è bisogno della via di mezzo, perché solo con l’equilibrio si può andare avanti. Quindi alternare cammino e sosta. Alzarsi, innanzitutto, armarsi di buona volontà e ricominciare nonostante le inevitabili delusioni; la sosta è in vista del cammino: serve per rinvigorire le forze, alimentarsi, verificare a che punto siamo, se procediamo nella direzione giusta e, se necessario,
cambiare rotta. Sostare e camminare non sono fine a se stessi, ma mezzi per giungere alla meta.
Inoltre, si deve camminare in compagnia. Cesare Pavese riconosce che «tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri». Se sei solo nessuno potrà sollevarti quando cadi, o chiamare soccorso in caso di bisogno; se sei solo non hai le spalle protette e se incontri un nemico nessuno potrà difenderti; se sei affaticato e hai paura nessuno ti spronerà, né ti rassicurerà. Certo, camminare insieme conviene, è bello… ma non sempre; è difficile stare gomito a gomito, dare spazio a tutti ridimensionando e ritoccando alcune certezze; camminando insieme siamo tutti avvantaggiati, ma dobbiamo essere disposti a
ricambiare ciò che riceviamo. Camminare insieme non è solo un fatto fisico, comporta miglioramento personale, crescita in umanità, apertura all’altro. Camminando insieme s’impara a condividere il pane e la parola, ci si esercita a sopportare e ad essere sopportati, perdonare ed essere perdonati. In sintesi, camminando insieme ci rendiamo conto di essere tutti debitori, nessuno escluso, tutti fratelli perché figli dell’ unico Padre che tutti ama, tutti sopporta, tutti accompagna e tutti perdona. “Camminare nella speranza” cantando il Padre nostro: l’unica
mappa che indica la strada per giungere alla meta sperata: la casa paterna. Fare la volontà del Padre è il guardrail, il dispositivo di sicurezza che ci garantisce la tenuta di strada. Per camminare abbiamo bisogno sia del pane quotidiano che del perdono del Padre: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12).
Come abbiamo bisogno del pane, così abbiamo bisogno del perdono. E questo, ogni giorno. Il figlio chiede al Padre di perdonare i propri debiti, cioè i peccati, impegnandosi a rimettere i debiti altrui. Perdonare è la condizione per essere perdonati come insegna Gesù nella parabola del servo spietato (Mt 29,23-35). Davanti a Dio siamo tutti peccatori e abbiamo motivo di batterci il petto confessando i nostri peccati con coraggio e umiltà. San Giovanni, nella sua prima Lettera, scrive: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Gv 1,8). Se tu vuoi ingannare te stesso, dì che non hai peccato! Siamo innanzitutto debitori verso il Padre che in Cristo ci ha detto e dato tutto. Debitori verso i genitori che ci hanno donato la vita, debitori verso gli amici, debitori verso il creato e le sue meraviglie, ecc.
Nella Bolla d’indizione del Giubileo il Papa si rivolge alle Nazioni benestanti perché «riconoscano la gravità di tante decisioni prese e stabiliscano di condonare i debiti di Paesi che mai potrebbero ripagarli. Prima che di magnanimità, è una questione di giustizia, aggravata oggi da una nuova forma di iniquità di cui ci siamo resi consapevoli: «C’è infatti un vero debito ecologico, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi».
La Porta Santa è un invito a tornare al Padre, chiedere di perdonare i nostri debiti col proposito di perdonare ai nostri debitori. Non importa se non possiamo recarci a Roma per varcare la Porta Santa, perché c’è una porta più importante che tutti possiamo varcare; Sant’Antonio di Padova ci ricorda giustamente che «la confessione è la vera porta del cielo, la vera porta del paradiso! Per mezzo di essa, infatti, come attraverso una porta, il peccatore pentito viene introdotto al bacio dei piedi della divina misericordia, viene sollevato al bacio delle mani della
grazia celeste, viene innalzato al bacio del volto della riconciliazione con il Padre».
Rivista Sant'Annibale
Rivista Sant'Annibale

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