Racconto

Pace a voi!

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di Bruno Rampazzo
Superiore Generale dei Rogazionisti
 
Entriamo in un nuovo anno, 2026, e, poche volte come in questa occasione, nutriamo il desiderio che si compia l’augurio di pace che ci scambiamo nel suo inizio, 59ª Giornata Mondiale della Pace, che ha per tema La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante. Esso riprende chiaramente il saluto che Papa Leone XIV, l’8 maggio 2025, dalla loggia esterna della basilica vaticana rivolse ai fedeli che assiepavano Piazza San Pietro e parte di Via della Conciliazione. Le prime parole: La pace sia con tutti voi.
Questo augurio, che ritorna in circostanze diverse, ha per la nostra condizione umana un valore esistenziale, di vita nella sua pienezza. L’augurio di pace lo ritroviamo puntuale all’inizio della incarnazione di Gesù ed al compimento della sua vita terrena, prima della sua ascensione al Cielo. A Betlemme gli Angeli annunziarono ai pastori “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. Gesù risorto, apparendo agli apostoli, li saluta col dire: “Pace a voi”. Papa Leone ci guida nella comprensione della pienezza di significato di questo augurio di pace. «Vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente». Il riferimento alle armi, alle bombe, ai missili, ai droni, alle devastazioni e uccisioni che arrecano, ci presenta lo scenario sconvolgente delle notizie quotidiane, di nostri fratelli, sorelle e creature innocenti stroncate dalla guerra.
Quando il Papa invoca una pace “disarmata e disarmante” ci chiama a ricercarla nel nostro cuore, nella fraternità universale umile e perseverante. Papa Leone è consapevole che il suo invito alla conversione personale, all’amore e alla fraternità, rischia di non riuscire a liberarci da un senso di impotenza di fronte alle diaboliche forze dell’odio e della guerra e allora, riprendendo parole del suo predecessore Papa Francesco, ci invita a confidare in Dio, che ci ama, e a coltivare la speranza. «Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti! Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace». Queste ultime parole del Papa ci ricordano chiaramente che, se è fondamentale il riferimento al Signore con la fiducia e la preghiera e il conservare la speranza, è ugualmente importante che tutti noi, ciascuno di noi, siamo messaggeri, portatori e operatori di pace. In altri termini, siamo chiamati a costruire una cultura della fraternità universale. Per questo motivo nelle citazioni virgolettate notiamo che tante volte si ripete la parola “tutti”, nessuno escluso. Dobbiamo continuare a scandalizzarci per il non senso e la pazzia delle guerre, ma, nello stesso tempo, eliminare le piccole guerre, per quanto sta in noi, dalle nostre giornate. In concreto, dobbiamo diventare operatori di pace e di amore, nel nostro cuore, nella nostra mente, nel nostro agire quotidiano.
Il messaggio di Papa Leone, dunque, si inserisce in un contesto globale segnato da conflitti, disuguaglianze e degrado ambientale. La pace non è solo l’assenza di conflitti, ma richiede un
impegno attivo per costruire relazioni basate sulla fiducia e sul dialogo.
Con le sue parole: «La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante», Papa Leone invita l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, abbracciando una pace autentica fondata sull’amore e sulla giustizia. Egli auspica una pace disarmata, non basata sulla paura e sugli armamenti, e disarmante, capace di risolvere i conflitti e generare fiducia, empatia e speranza. Sant’Annibale, entrando nel Quartiere Avignone di Messina, il più degradato della città, scoprì un mondo di abbandono, di corruzione, di sopraffazioni e violenza, una guerra quotidiana dimenticata dalla cittadinanza. La sua scelta è stata quella di avvicinare le persone, piccoli e poveri, di parlare al loro cuore, di annunziare l’amore di Dio per ciascuno di esse e di accompagnarle nell’impegno per la fraternità, la giustizia, la solidarietà e quindi la pace, chiedendo al Signore di inviare nella sua messe operai, costruttori di pace.
La nostra Mamma del Cielo, nell’ultima invocazione delle litanie lauretane, la invochiamo come Regina della Pace, allora, accogliamo le parole di Papa Leone: «Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo e chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra Madre».
Rivista Sant'Annibale
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Ottobre/Dicembre

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