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L'eredità di Sant'Annibale

di Bruno Rampazzo
Superiore Generale dei Rogazionisti
 
 
Cent’anni fa, il 1° giugno 1927, sant’Annibale Maria Di Francia concludeva il suo cammino terreno a Messina, lasciando in eredità alla Chiesa e al mondo un’opera intessuta di carità e di profonda intuizione spirituale. «Ho dedicato la mia vita e le mie sostanze a raccogliere, educare
e salvare i ragazzi abbandonati»: questo suo testamento spirituale, a un secolo di distanza, non è un semplice esercizio di memoria storica, ma l’incontro con una fiammata di Vangelo che continua a interpellare il nostro presente.
Quel grido d’amore per i piccoli e gli emarginati non è nato da un puro sforzo filantropico, né da una strategia sociale. L’impegno indefesso di padre Annibale per l’infanzia ferita sgorga direttamente dal cuore del suo carisma: il Rogate. Di fronte alla distesa sconfinata di solitudine
umana, egli non si è limitato a constatare il bisogno, ma ha colto l’esclamazione di Gesù: «Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). Il Rogate è stato per lui il segreto di ogni opera buona: non c’è vera salvezza dell’uomo, non c’è riscatto sociale o educativo che possa prescindere dal dono di operai santi, consacrati alla carità di Dio.
Raccogliere i ragazzi dalle strade del quartiere Avignone a Messina, asciugare le loro lacrime, dare loro pane, istruzione e dignità significava, per sant’Annibale, farsi egli stesso quel “buon operaio” invocato nella preghiera. Significa credere che ogni bambino scartato o dimenticato
sia un tesoro infinitamente amato da Dio, da strappare all’oblio per restituirgli un destino di luce. L’intuizione profetica di padre Annibale risiedeva proprio in questo legame indissolubile tra l’altare e la strada: la preghiera per le vocazioni non era un atto devozionale isolato dal mondo, bensì la sorgente inesauribile da cui scaturiva l’azione sociale più concreta, coraggiosa e rivoluzionaria per l’epoca.
A cento anni di distanza da quel 1° giugno 1927, la domanda che ci accompagna in questo anno centenario è semplice e travolgente: quell’impegno è rimasto un ricordo d’archivio? La risposta è custodita nel tempo che viviamo. Oggi, quel seme gettato tra mille incomprensioni e privazioni non si è spento. Grazie ai suoi figli - i Padri Rogazionisti e le Figlie del Divino Zelo, insieme alla vasta Famiglia del Rogate – la missione di sant’Annibale vive e pulsa in ogni continente. Nelle scuole, nelle case-famiglia, nei centri nutrizionali, sulle strade delle periferie
del mondo intero, quella stessa dedizione continua a raccogliere, educare e salvare.
Le sfide odierne della nostra società globalizzata amplificano la necessità di quel carisma. I territori di emarginazione si sono estesi e le povertà si sono fatte più complesse, toccando non solo la sfera materiale ma anche quella relazionale ed esistenziale. Le nuove generazioni interpellano la Chiesa e le istituzioni con domande di senso drammatiche, spesso soffocate nel silenzio dell’indifferenza e della solitudine digitale. Il modello educativo di sant’Annibale, basato sull’amorevolezza e sulla centralità della persona, si rivela così di un’attualità sconcertante per sanare le ferite dell’anima dei giovani d’oggi.
In questo 2027, celebrando il centenario del suo dies natalis, siamo chiamati a non celebrare soltanto un grande santo del passato, ma a riaccendere la nostra adesione al Rogate. I ragazzi
abbandonati di ieri cambiano volto, ma interpellano ancora la nostra coscienza e il nostro ginocchio piegato in preghiera. Che questo cammino sia, giorno dopo giorno, l’eco fedele di quella voce: un invito a essere, ancora oggi, operatori d’amore per i piccoli del nostro tempo, capaci di guardare la messe del mondo con gli stessi occhi compassionevoli di Cristo.
Rivista Sant'Annibale
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