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La posta della speranza

La posta della speranza
di Bruno Rampazzo
Superiore Generale dei Rogazionisti
 
 
Se è vero che la vita è un viaggio è altrettanto vero che all’inizio e alla fi ne del cammino si trova sempre una porta. La porta è il punto di partenza e di arrivo. Si esce di casa per rientrare in casa, sempre attraverso la porta.
Un amico mi raccontava, tra le lacrime, di essersi trovato nella condizione di mandare il figlio fuori di casa; ne sentiva il rimorso provandone un immenso dolore; non avrebbe mai voluto farlo, ma riteneva fosse l’unico mezzo per indurre il figlio a ragionare. Tuttavia, nel suo dolore era confortato dalla certezza che il figlio, prima di uscire, aveva preso con sé la chiave di casa; per questo nutriva la speranza che sarebbe tornato, come di fatto avvenne. La speranza appesa alla chiave della porta di casa!
Chi di noi non ricorda il giorno in cui è uscito di casa sbattendo la porta con un senso di libertà e dolore. Libertà perché in quel momento i genitori erano percepiti come un impedimento ai nostri desideri, ma anche dolore per il timore che “la porta sbattuta” rimanesse chiusa. Per chi sta in casa la porta chiusa può essere percepita come segno di sicurezza ma anche di costrizione;
per chi sta all’esterno può essere segno di rifiuto, esclusione, motivo di tristezza e disperazione.
Per rientrare a casa è necessario decidersi di percorrere la via del ritorno, disporre della chiave per aprire la porta e finalmente prendere posto attorno alla mensa imbandita. Nulla avviene meccanicamente. La porta di casa, anche se spalancata, rimane “chiusa” se non s’imbocca la via del ritorno. Ecco gli elementi fondamentali per varcare la porta di Casa: la conversione e l’incontro con Cristo. Egli è la via di salvezza, il mediatore tra Dio e gli uomini, l’unico che ci conduce tra le braccia del Padre, la Sapienza che ci insegna la via della saggezza. È Lui la chiave che apre la porta di casa dopo aver liberato l’uomo prigioniero delle tenebre. Sempre Gesù è la porta della salvezza. Con la sua incarnazione, morte e risurrezione ci riconcilia con il Padre e tra di noi. A Lui si applica con verità la profezia del Salmo 117,20:«È questa la porta del Signore: per essa entrano i giusti.
Apritemi le porte della giustizia: vi entrerò per ringraziare  il Signore». La porta è santa perché segno di Gesù, il Santo di Dio, ma anche perché quanti la varcano sono chiamati a camminare in santità di vita. Infine, varcata la porta, Gesù ci fa sedere alla mensa dell’Agnello - anticipo del banchetto eterno - ci nutre con la sua carne donata e ci disseta al calice del suo sangue versato, rendendoci partecipi della vita divina. La porta santa non è da varcarsi con la presunzione di chi accampa diritti, ma con la consapevolezza che tutto è grazie.
La speranza cristiana non si deve confondere con l’ottimismo, atteggiamento umano che dipende da tante cose; ma - per dirla con papa Francesco, «è un’altra cosa è un dono, è un regalo dello Spirito Santo e per questo Paolo dirà che non delude mai». La speranza cristiana è una persona e ha nome Gesù. Non si può dire di sperare nella vita se non si spera in Lui. «Non si tratterebbe di speranza - continua il Papa - ma sarebbe buonumore, ottimismo, come nel caso di quelle persone solari, positive, che vedono sempre la metà piena del bicchiere e non quella vuota». Cristo, via, chiave, porta e pane della vita è la Speranza che non delude! Conoscere e possedere la chiave che apre la porta della vita è un dono, una responsabilità e un impegno. Non basta conoscere e vedere, è necessario agire. Il famoso detto: «Chi di speranza vive disperato
muore» sembra irridere la speranza e coloro che sperano. In realtà il proverbio, frutto dell’esperienza, ci ricorda che la speranza è importante, ma da sola non basta, richiede il nostro impegno. Per intenderci: lo studente che spera di essere promosso deve impegnarsi a studiare; l’ammalato che spera di guarire deve attenersi alle indicazioni del medico. Giustamente Tonino
Bello osserva che: «Chi spera cammina, non fugge! Si incarna nella storia! Costruisce il futuro, non lo attende soltanto! Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma! Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce!». Coraggio, quindi, in cammino verso la Porta Santa!