Pellegrini di speranza

di Bruno Rampazzo
Superiore Generale dei Rogazionisti
Lo scorso 9 maggio, Solennità dell’Ascensione, alle ore 17.30, nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre Francesco ha presieduto la consegna e la lettura della Bolla di indizione del Giubileo 2025 “Spes non confundit – La speranza non delude” (Rm 5,5). Nell’atrio della Basilica di San Pietro, davanti alla Porta Santa, dopo il saluto liturgico, il Papa ha introdotto la celebrazione e consegnato la Bolla di Indizione del Giubileo 2025 agli Arcipreti delle Basiliche papali, ad alcuni Rappresentanti della Chiesa sparsa nel mondo e ai Protonotari Apostolici. Quindi il Decano del Collegio dei Protonotari Apostolici, il Rogazionista Mons. Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, ha dato lettura di alcuni passi significativi della Bolla. Successivamente, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre ha presieduto la celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità dell’Ascensione del Signore.
Perché è stato scelto proprio il giorno dell’Ascensione per indire l’Anno Santo? Perché l’Ascensione del Signore non è un distacco, una separazione, un allontanarsi da noi, ma il compimento della missione di Gesù, disceso fino a noi per farci salire fino al Padre; è disceso in basso per portarci in alto; è disceso nelle profondità della terra per spalancare sopra di noi la porta del Cielo, di cui la Porta Santa è segno. Questo è il fondamento della nostra speranza: salendo al cielo porta nel cuore di Dio la nostra umanità carica di attese e di domande, «per darci la serena fiducia – ci ricorda il Prefazio dell’Ascensione – che dove è Lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria» (cfr Prefazio dell’Ascensione).
L’Anno Giubilare annuncia questa speranza. Non si tratta di semplice ottimismo umano legato a qualche sicurezza terrena, ma di una realtà già compiuta in Gesù e donata quotidianamente anche a noi, «nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il Signore nostro Gesù Cristo».
Il motto del Giubileo si sintetizza in due parole: “Pellegrini di Speranza”. Siamo pellegrini verso Gesù che è la nostra speranza (1 Tm 1,1) e l’unica porta per arrivare al Padre (Gv 10,1-10). Camminare insieme, quindi, e sperare.
La differenza tra pellegrino e vagabondo consiste nel fatto che il pellegrino ha una meta ben definita, mentre il vagabondo non ha meta. Il camminare è una condizione tipica dell’uomo, possiamo dire che è metafora della vita. In realtà tra vagabondaggio e pellegrinaggio vi sono intersezioni di rilievo, degne di considerazione. Ogni uomo è abitato dalla speranza e dal desiderio, come anche dal dubbio, dalla disillusione e dal disincanto. Il pellegrino è colui che desidera raggiungere la meta; la speranza del cammino dona un riflesso di quella luce verso la quale compie il suo itinerario, nell’oggi della storia. Il vagabondo non sa fondamentalmente perché cammina, non sa neppure dove va. Se il pellegrino vive, il vagabondo sopravvive.
Il Calendario che hai in mano ha la pretesa di aiutarti a tenere desta e rafforzare la speranza ricordando che sei veramente pellegrino se vedi oltre l’orizzonte (gennaio), se sai importi delle soste (marzo) e sostenere la speranza del compagno di viaggio (febbraio); il pellegrino riceve forza contemplando la bellezza che lo circonda: la croce (aprile), il cuore trafitto di Gesù (giugno) e la Madre della speranza (maggio); il pellegrino, attraversando la valle oscurità, ricorda che solo la speranza conduce lontano
(agosto) e costruisce (ottobre); la speranza risplende sul volto dei compagni di viaggio: gli sposi (luglio), i nonni (settembre) e i bambini (dicembre). La speranza dei discepoli di Gesù, in fine, è piena di immortalità (novembre). L’Anno Santo della speranza inizierà ufficialmente il 24 dicembre nella Basilica Vaticana con l’apertura della Porta Santa. Entriamo nel clima del Giubileo già dal 1° dicembre, inizio del tempo di Avvento. L’Avvento è, per eccellenza, il tempo della speranza. Ogni anno, questo atteggiamento fondamentale dello spirito si risveglia nel cuore di noi cristiani che, mentre ci prepariamo a celebrare la grande festa della nascita di Cristo Salvatore, ravviviamo l’attesa del suo ritorno glorioso, alla fine dei tempi.