Annibale Di Francia e Luigi Orione: ovvero l’amicizia dei Santi - Pagina 4 PDF Stampa E-mail
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Venerdì 15 Maggio 2009 17:11
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Annibale Di Francia e Luigi Orione: ovvero l’amicizia dei Santi
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Il Padre Francesco Vitale (che spesso af- fermava di non essersi deciso a scrivere la biografia del Di Francia, perché non se ne sentiva degno…, lui che ne era stato testimone e collaboratore assiduo per lunghissimi anni), si mise all’opera di buon buzzo, un po’ lentamente, raccogliendo carte, lettere, testimonianze, ricordi di altri e in massima parte suoi, e diede ordine di non disturbarlo e che «non c’era per nessuno», come erano soliti riferire Fratel Raffaele Quinto e Fratel Concetto Ruta, ambedue classiche figure di quei tempi.

 

I vari capitoli della biografia andavano dall’Istituto «Cristo Re» (l’attuale Istituto per Sordomuti), al…quartiere Avignone, di cui restava solo il capannone della Tipografia dove c’erano, tra le altre macchine, due grandi rotative che sfornavano al mese oltre 700.000 copie del periodico mensile Dio e il Prossimo.

 

Quel capannone, ancora «originale», era una vera perla conservata e incastonata nel «cuore» del nuovo bianco edificio (l’attuale) e attiguo al Santuario. (Oh, se non l’avessero demolito!... oggi costituirebbe una testimonianza e una reliquia della storia e del carisma di un Santo passato per le nostre vie e vissuto tra noi… Ma questi purtroppo sono pensieri veramente oziosi).

 

Riprendiamo: i vari capitoli della biografia, man mano che venivano scritti, correvano percio` dall’Istituto «Cristo Re», dalla scrivania del Padre Vitale, alla tipografia e tornavano in bozze, profumate del petrolio del fresco inchiostro tipografico. Alquanto tempo dopo, non possiamo precisare la data, in una sua venuta a Messina, Don Orione rincaro` la dose del telegramma. Come faceva sempre, quando veniva a Messina, Don Orione andava a «salutare» prima il Padre Annibale, inginocchiandosi a pregare alla sua tomba e restando a lungo con il capo poggiato al marmo che la racchiudeva. (Mentre lui si attardava a pregare – testimonianza questa di Fratel Raffaele, indimenticabile custode e sacrista del Santuario – i religiosi Rogazionisti correvano a chiudere a chiave quella che era stata la stanza del Padre Annibale, perché Don Orione non «trafugasse», come era sua «santa» abitudine e «devota» intenzione, oggetti, indumenti o scritti appartenuti al Padre Annibale, da portar via come reliquie). Poi si recava all’Istituto Rogazionista denominato «Scuola Apostolica Cristo Re», per ossequiare il Padre Vitale che aveva il suo ufficio nella prima stanza, entrando, a sinistra. All’angolo dell’androne di ingresso, c’era il telefono, con l’apparecchio a forcelle e la suoneria con due campanelli e un nottolino, come nelle vecchie stazioni secondarie dei treni. Il portinaio era Fratel Concetto Ruta, di v.m., il quale ricordava che in un giorno dell’anno 1934, dopo il noto telegramma, al Padre Vitale che gli andava incontro con le braccia aperte e salutandolo: «Oh, carissimo Don Orione…», questi di rimando disse: «Che carissimo e carissimo…non vi vergognate che ancora non avete scritto niente?»; e sembra che rinnovo` la minaccia del Purgatorio.

 

La biografia del Padre Annibale.Il 1° giugno 1939 usci` (finalmente!) la prima grande biografia del Padre Annibale scritta dal Padre Vitale e stampata nella tipografia del quartiere Avignone (Scuola Tipografica Antoniana), situata, come abbiamo detto, nel cortile tra l’attuale doppia scalinata e il grande cancello di ferro. La biografia, in brochure, con la copertina color sabbia, recava il lapidario titolo: Il Canonico Annibale Maria Di Francia nella vita e nelle opere. Fu presentata tra la gioia e l’esultanza di tutti, a cena, nel refettorio dell’Istituto. Il più contento, ma di una contentezza composta e frenata, era Padre Gabriele Ferrara, che di tipografia aveva anche la fisionomia, e che nella tipografia ci metteva l’anima, certo e convinto di avere fatto e di fare un grande servizio. Al Padre Mario Labarbuta, novello sacerdote, con i suoi caratteristici occhiali cromati, tocco` l’onore di leggere (o proclamare) ad alta voce le prime pagine, dall’ambone in legno e compensato, tinteggiato a ciliegio, del refettorio, durante la cena. A un tavolo lungo, tutti i Superiori con Padre Vitale al centro. «Eravamo tutti contentissimi…». Dopo un po’ di tempo, Don Orione, cui era stata inviata, tra i primi certamente, una copia della biografia, dopo averla letta invio` a Padre Vitale un telegramma-lettera che raffreddo` l’entusiasmo e fece gelare tutti e fu come una puntura di spillo a un palloncino colorato: «Non mi piace affatto il vostro lavoro. Del Canonico Di Francia ne avete fatto una cosa dolciastra come voi». Non abbiamo reperito il telegramma di cui qui si parla: ne dà notizia Padre Carmelo Drago al Processo Informativo di Messina.

 

Questa imprevista schioppettata a bruciapelo, prettamente «orionina», si deve spiegare con l’altissima convinzione che Don Orione aveva della santità di Padre Annibale. E` come quando uno ha avuto una «visione» della Madonna e qualsiasi raffigurazione pittorica della visione, ancorché sublime e altamente artistica, lo lascia sempre deluso.

 

La biografia del Padre Vitale rimane e rimarrà un documento di indiscutibile valore storico e testimoniale e un insostituibile punto di riferimento. Le parole di Don Orione, lungi dallo sminuire o dal voler sminuire il valore del lavoro di Padre Vitale, volevano solo esaltare la adamantina personalità e santità del Padre Annibale.

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Frontespizio della prima biografia del Padre Annibale scritta dal Sacerdote Francesco Vitale, suo primo successore

A chi scrive queste righe, Padre Carmelo Drago riferi`, in varie occasioni, l’apostrofe di Don Orione, con leggere varianti di poco valore (e sempre con un sorriso a stento frenato), come per esempio: «egli era un santo di ferro e voi ne avete fatto un santo di zucchero».

 

E che Padre Annibale fosse un santo di ferro, lo poteva comprendere bene lui, Don Orione, che in occasione del terremoto di Avezzano arrivo` a «sequestrare» la berlina di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III e le auto del seguito di Ministri e Generali, che erano giunti sul luogo del terremoto per una visita di «cortesia regia», adibendole per portare a Roma, in salvo, decine di fanciulli, estratti dalle macerie … sfidando i carabinieri di scorta già pronti a fare scattare le manette: lo riferisce Ignazio Silone (nel libro Uscita di sicurezza) e non si puo` dubitare della testimonianza data la «sinistrorsità» e l’allergia anticlericale dell’autore che fu uno dei fondatori storici del Partito Comunista Italiano.

 

Conclusione.Don Orione stette a Messina all’incirca tre anni come Vicario Generale della Diocesi. In quel tempo, come è affermato dalle testimonianze storiche, dal ricordo di tanti e dal processo per la beatificazione e canonizzazione, ebbe molto da soffrire. Ma chi ha mai detto che le opere di Dio, dalle più piccole alle più grandi, possano andare avanti senza la sofferenza? E da quel periodo inizio` la splendida amicizia, la reciproca stima di santità e il vicendevole aiuto e conforto con il Canonico Annibale Maria Di Francia, il quale mori` il 1° giugno del 1927.

 

Don Orione, invece, vivrà altri 13 anni, morendo il 12 marzo 1940, lasciando nel mondo un profumo di santità e andando a raggiungere «in Paradiso» il Padre Annibale, secondo il suo desiderio espresso nel citato telegramma. Furono uniti e simili nelle tribolazioni, nella santità, tra le macerie del terremoto, nell’amore agli orfani e ai poveri, nell’attaccamento incondizionato alla Chiesa, al Papa e alla Gerarchia, nello zelo per la salvezza delle anime e nell’amore a Gesù Cristo, e a Lui «Crocifisso».

 

Di quella amicizia e santa unione ci lasciarono «stranamente» una traccia, acconsentendo, rassegnati ma sorridenti, chissà a quali pressioni e di chi, a posare insieme per una fotografia con il Crocifisso in mezzo, nelle mani di Padre Annibale, quasi a prepararsi, inconsapevolmente, la «figurina» per la loro (imprevedibile) beatificazione e canonizzazione.

 

A noi, pellegrini ancora su questa terra, non resta che guardarli immaginandoli nella inimmaginabile gloria dei cieli, nella speranza di raggiungerli dopo un lungo tempo di Purgatorio, che ci toccherà per non aver saputo imitare i loro esempi, pur avendone saputo scrivere come se fossero meriti nostri.

 

Mons. Letteri`o D’Arrigo

Con un gruppetto

Di terremotati accolti

Presso l’Arcivescovado

Di Messina

 



Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2009 17:22