Il coraggio di piangere PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 05 Giugno 2015 08:25

Cari Amici,

penso che tutti voi ricordiate il viaggio di Papa Francesco nelle Filippine. Sono rimasto impressionato dalla grande folla accorsa per incontralo. Si parla di sette milioni di persone. Tuttavia sono rimasto più impressionato dalle lacrime di una bambina e dalla reazione del Papa. La bambina si chiama Glyzelle Palomar, ha 12 anni, e pone al Papa questa domanda: «Ci sono tanti bambini rifiutati dai loro stessi genitori,

tanti che diventano vittime, molte cose terribili accadono loro, come la droga o la prostituzione. Perché Dio permette che accadano queste cose, anche se non è colpa dei  bambini? E perché ci sono così poche persone che ci aiutano?». Poi Glyzelle è scoppiata in lacrime, facendo commuovere anche il Papa... (segue)

Perché il dolore innocente? Perché le lacrime? Sovente le lacrime sono la parola meno inadeguata per esprimere i sentimenti. Davanti alle lacrime di Glyzelle Papa Francesco abbandona il testo del discorso che aveva preparato, si commuove e parla a braccio. Il Pontefice ci ha esortati a non aver paura di piangere, anzi ad avere il coraggio di piangere, affermando che un cristiano che non sa piangere non è discepolo di Gesù. Molti cristiani attribuiscono a Dio la responsabilità delle nostre lacrime, come se il Padreterno si divertisse a gettare le croci sulle spalle degli uomini. Il servo di Dio Padre Marrazzo afferma che «chi crede una cosa del genere offende Dio, il quale, come Padre, non gode delle lacrime dei figli, ma piange con noi e asciuga le nostre lacrime». Dio piange con noi! Quanti giovani si ritengono forti perché non piangono. Per piangere ci vuole coraggio. Con le lacrime si dà voce all’inesprimibile dolore, ma anche alla gioia. Sant’Annibale frequentemente ricorda che le lacrime di dolore si trasformano in lacrime di gioia. Papa Francesco aggiunge che «quando il cuore è capace di piangere possiamo capire qualcosa. Esiste una compassione mondana che non è utile per niente. Una compassione che è poco più che mettere la mano in borsa e tirare fuori una moneta. Se Cristo avesse avuto questa compassione avrebbe aiutato tre o quattro persone e poi sarebbe tornato al Padre. Solo quando Cristo è stato capace di piangere ha capito il nostro dramma. Al mondo di oggi manca la capacità di piangere. Piangono gli emarginati, quelli che sono stati lasciati in disparte, piangono i disprezzati. Certe realtà della vita si vedono solo con gli occhi resi limpidi dalle lacrime. Chiedo che ciascuno si domandi: ho imparato a piangere? Ho imparato a piangere quando vedo un bambino che ha fame, un drogato, uno senza casa, un bambino abusato, usato come schiavo...». Ritornando a Glyzelle il Papa dice ad ognuno di noi: «Impariamo a piangere come lei ci ha insegnato oggi. Non dimentichiamo queste domande: la grande domanda sul perché i bambini soffrono l’ha fatta piangendo e la grande risposta si apprende piangendo. Gesù nel Vangelo pianse per l’amico morto, pianse nel cuore per la famiglia che aveva perduto la figlia, pianse quando vide la povera vedova che seppelliva il suo figlio, fu commosso fino alle lacrime quando vide la moltitudine senza pastore. Chi non sa piangere non è un buon cristiano. Questa è la sfida: quando poniamo la domanda sul perché soffrono i bambini, perché accadono queste tragedie nella vita, la nostra risposta sia o il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi non abbiate paura di piangere!». Cari amici, il giorno di Pasqua inizia con un pianto! Il pianto di Maria di Magdala davanti al sepolcro. Gli angeli e il giardiniere le dicono: «Donna, perché piangi?». Avere il coraggio e la libertà di piangere, lasciarsi interpellare da chi piange significa incamminarsi sul sentiero che porta all’incontro col Risorto.

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Giugno 2015 08:40