Radio Vaticana : Ricordo di Padre Pantaleone Palma PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 15 Luglio 2013 10:40

       L’8 aprile2013 la Radio Vaticana, in occasione della traslazione delle spoglie del P.Pantaleone Palma, ha trasmesso un’intervista di P.Vito Magno al prof. Gaetano Passatelli, autore della biografia pubblicata dall’Elledici- Editrice Velar. La riportiamo integralmente.

Chi è padre Pantaleone Palma?

È il braccio destro di S. Annibale Di Francia! Quando egli fondò a Messina le Congregazioni dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo ebbe l’opportunità d’incontrare questo sacerdote pugliese che era ricorso a lui per la direzione spirituale e che successivamente lo seguì, divenendo uno dei responsabili della Congregazione.

Come Padre Palma ebbe modo di conoscere Sant’Annibale?

Padre Palma era di Ceglie Messapico, una cittadina in provincia di Brindisi. Divenuto sacerdote il suo vescovo gli permise di intraprendere gli studi per potersi laureare in Lettere e Filosofia. Un suo compaesano, che occupava la cattedra di Lettere e Filosofia presso l’Università di Messina, il prof. Vincenzo Lilla, lo invitò a trasferirsi nella città dello Stretto per chiudere il suo ciclo di studi. Palma accettò e chiese al Lilla di trovargli un alloggio consono ad un sacerdote. Il  professore, che era un entusiasta estimatore dell’opera iniziata dal Di Francia, lo indirizzò presso di lui. In quell’occasione, mentre frequentava l’ultimo anno di università, p. Palma ebbe modo di constatare  l’ideale che spingeva il Di Francia a rapportarsi con i poveri e con i ragazzi disagiati. Si entusiasmò a tal punto da abbandonare gli studi universitari per mettersi alla sua sequela.

Pantaleone Palma era già sacerdote quando conobbe il Di Francia?

Sì, era stato ordinato nel 1899 e al 1902 risale l’incontro con il Di Francia. Inizialmente aveva insegnato presso il seminario vescovile di Ceglie. Quando il Palma scelse di rimanere a Messina  il suo vescovo si oppose, non aveva nessuna intenzione di scardinarlo dalla Diocesi di appartenenza, anzi mandò i fratelli e l’arciprete di Ceglie Messapico a Messina per dissuaderlo. Ma convinto della bontà della sua scelta  padre Pantaleone riuscì a convincerli  che la strada intrapresa era quella giusta.

Da che cosa scaturiva la fiducia che Padre Annibale Di Francia riponeva in Padre Palma?

Dal fatto che padre Palma, una volta deciso a mettersi alla sequela del Di Francia e verificando che la sua opera versava in condizioni particolarmente precarie dal punto di vista economico, si buttò anima e corpo al servizio delle due Congregazioni,  sia diffondendo la preghiera per le vocazioni, sia operando a favore degli orfani e dei poveri con la raccolta del “Pane di S. Antonio”. Padre Pantaleone aveva grandi capacità organizzative e nessun sacrificio lo ostacolava quando c’era da promuovere l’Opera dal punto di vista spirituale e materiale.

Un ruolo  di “amministratore delegato”oggi si direbbe!

Fu tale effettivamente, fino al punto che quando c’era da fare una fondazione padre Annibale lo mandava in esplorazione e poi, se la cosa si poteva realizzare, gli affidava l’organizzazione.

Cosa successe dopo la morte di S. Annibale Di Francia avvenuta nel 1927?

L’amministrazione e la direzione delle Opere del Di Francia erano condotte con un sistema molto familiare. Questo comportò lo svilupparsi di invidie, di gelosie, di paure, e spinse alcune persone ad accusare Padre Palma di colpe amministrative e morali che non aveva per poterlo estromettere dalla posizione di cui godeva, grazie anche al fatto che sant’Annibale lo aveva nominato erede universale dei suoi beni. Purtroppo queste accuse arrivarono fino al Sant’ Uffizio e Padre Palma venne sospeso dai sacramenti e segregato alla Scala Santa. Dopo qualche anno, su insistenza del suo confessore, padre Beschin, e di altre persone, tra cui anche Don Orione che lo ammirava molto, si fece ricorso al Papa il quale si adoperò affinché padre Palma riprendesse a celebrare. Ci fu una riabilitazione, le accuse furono riconosciute false, ma lui, minato profondamente  nel fisico e nell’animo, pochi mesi dopo morì. Era il 1935.

Che dire di questa testimonianza eroica?

Padre Palma è in un certo senso un martire a causa della grande prova che ha dovuto patire: dimostrò di essere un sacerdote con una fede molto profonda  e con la volontà di non arrecare mai danno allo sviluppo dell’Opera del Di Francia.

Che idea si fecero di lui i padri Passionisti della Scala Santa con i quali il Palma convisse dal 1932 al 1935?

Era tanto stimato che il direttore della Scala Santa dopo la sua morte lasciò scritto sul registro un lungo giudizio, cosa che non avveniva  mai per gli altri ospiti.  Lasciò scritto che padre Palma aveva profondamente impressionato sia i religiosi che i novizi, al punto che il superiore dei novizi aveva permesso ad alcuni di loro di farsi dirigere spiritualmente da padre Palma,  ritenuto sacerdote in possesso di una fede incrollabile. Egli lasciò un’impronta profonda nel convento della Scala Santa, e uno dei padri che ebbe modo di conoscerlo  ricorda perfettamente ancora oggi la stima che veniva nutrita nei confronti di padre Palma. Ricorda in particolare che quando morì i padri e i novizi vollero, quale gesto d’amore nei suoi confronti, mettergli fra le mani, nella bara, il documento con cui veniva riconosciuta la sua innocenza.

Sono passati 78 anni da quando padre Palma è morto, perché solo ora si parla e si scrive di lui?

Se ne parla ora perché la sua salma viene portata da Roma a Oria in Puglia, nella casa religiosa che è stata un po’ il trampolino di lancio di tutta l’Opera di sant’ Annibale Di Francia; e poi come esempio da far conoscere nell’Anno della Fede.

 

di Vito Magno

Ascoltare qui:

Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Luglio 2013 10:52