Vidi e baciai Gesù Print
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Wednesday, 27 May 2020 12:15

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Annibale Maria Di Francia

 

Vi svelo cosa fece il Signore

per tirarmi all’amor dei poveri. Io un giorno andavo verso casa, nei primi tempi, anzi nei primi giorni che cominciavo l’Opera. Quando mi incontro in un gruppo di persone che facevano circolo intorno a qualche cosa: era un ragazzo scemo, tutto lurido, con le labbra piene di bava e le vesti a brandelli e sudicio; e quella gente ne faceva uno spettacolo. Io ne ebbi pietà, presi quel ragazzo per mano, lo condussi con me a casa, così quella gente si sbandò. Giunto a casa io ero solo con lui, perché nessuno dei miei c’era dentro. Lo presi, lo ripulii, gli detti da mangiare e lo misi a letto.

Poi, considerando in quel poveretto nostro Signore, secondo la sua parola divina, mi accostai per baciarlo, intendendo baciare Gesù. In quel mo mento sparì dai miei occhi quel ragazzo scemo: io vi di coricato Gesù Cristo, vidi il volto di Gesù, con sguardo reale, penetrante, che mi colpì, mi intenerì, baciai e ribaciai il volto di Gesù. Era forse una visione di intelligenza. Poi tutto ritornò allo stato di prima. Lo provvidi di tutto e lo rimandai.

Da quel momento io ebbi un trasporto maggiore per i poveri. Quel ragazzo fu messo in un ospizio. Poi non ho saputo più nulla.

 

“L’AVETE FATTO A ME”

L’amore che io porto al Signor mio Gesù Cristo quale vero Dio, mi spinge ad ubbidire a tutte le sue parole, oltre che produce in me un’altra fiamma di amore, cioè l’amore del mio prossimo. Gesù ha detto: «Amate il vostro prossimo come voi stessi» (Mc 12,29-31); ed io mi sforzo di amare il prossimo come me stesso; ed è per questo che ho dedicata la mia misera vita a bene del mio prossimo, per quanto meschinamente posso.

Gesù disse: «Date a chiunque vi domanda » (Mt 5,38-45) e: «Ciò che farete al più misero lo farete a me stesso» (Mt 25,40); ed io cerco di non negarmi con nessuno, e nella persona del povero venero la persona di Gesù Cristo. Gesù benedisse i fanciulli, li amò di tenero amore, e disse: «Non disprezzate nessuno di questi bambini, poiché i loro Angeli contemplano continuamente la faccia di Dio» (Mt 18,10). Ed io per questo amo assai bambini e mi sforzo

di salvarli. Considero anzitutto che il massimo scopo di tutto ciò che fece, disse e patì Gesù Cristo Signor nostro, fu l’eterna salvezza delle anime, e sudò sangue nell’orto pensando quante anime si perdono per l’orgoglio e per la sensualità; ed io mi sforzo anzitutto per la salvezza eterna delle anime.

Tutto questo dico non per farmene un vanto, perché un nulla io sono, ma per dimostrare che

l’amore del prossimo fino al sacrificio non può sussistere senza l’amore verso Gesù Cristo Dio. Parlo del sacrificio vero, umile, intimo e non del fanatismo, che non riesce ad altro che all’apparenza dell’amore del prossimo. Se io non amassi Gesù Cristo, mi annoierei ben presto a stare in mezzo ai poveri più abbietti, e spogliarmi del mio, e perdere il sonno e la quiete per i poveri e per i bambini.

 

LA GIOIA DI SOCCORRERE CHI È IN DIFFICOLTÀ

Cari amici considerate che non vi è campo più fecondo di ineffabili consolazioni e di altissimi meriti, del soccorso dei poveri. Bisogna pur dirlo: non vi può essere sulla terra consolazione più intima che quella di salvare il proprio simile dall’abisso dell’indigenza morale e civile! Non vi può essere maggiore soddisfazione di colui che può dire: «Io, senza nessun mio danno, ho soccorso e sollevato dal fango tante abbandonate orfanelle che sarebbero finite nei luoghi infami; ho strappato dal vagabondaggio e del carcere tanti poveri fanciulli, ho soccorso, coi mezzi che Iddio mi ha dato, un’Opera di beneficenza che durerà col tempo, e formerà la salvezza di tante e tante creature, e che tramanderà il mio nome ai posteri in benedizione!

Ma che dir poi delle grandi ricompense che l’ infinita Bontà di Dio riserberà nella vita eterna a coloro che soccorrono i poveri? Poiché tutti siamo fatti per l’ eternità, e tutto resterà su questa terra, non potendo portare con noi neppure la più piccola delle cose passeggere.

Ma ben possiamo portare con noi le ricchezze dalla carità quando avremo fatto agli altri quello che vorremmo che fosse fatto a noi. Tutto il bene che faremo ai poveri ci verrà ricompensato da nostro Signore con l’abbondanza delle sue grazie in questa vita, e con la sovrabbondanza dell’ eterna beatitudine nell’altra.

Egli stesso lo ha detto: «Io riterrò come fatto a me stesso quello che farete alle mie più misere creature, e verserò nel vostro seno una misura “piena, ripiena e sovrabbondante” – “mensuram bonam, et confertam, et coagitatam, et supereffluentem dabunt in sinum vestrum”» (Lc 6,38). Generosissimo è Iddio, ed egli non si lascia vincere da noi in generosità. Le preghiere di tanti poveri orfani beneficati si leveranno quotidianamente al Divino cospetto per implorare lunga e prospera vita, ogni altro bene, e le preghiere dei bambini poveri ed innocenti sono assai potenti presso Dio!

 

Last Updated on Wednesday, 27 May 2020 12:20